La situazione a Londra vista da Pam

Ieri sera ho avuto paura anche io. Fino a ieri pomeriggio avevo rifiutato di stoccare cibo e di farmi prendere dal panico. Quando Awet mi chiedeva di andare a fare la spesa, minimizzavo. ‘Abbiamo abbastanza’, ‘Siamo a dieta’. Poi ieri la notizia (peraltro attesa) della chiusura delle scuole. Gli infiniti post di supermercati vuoti. Le preoccupazioni per gli anziani e le persone piu deboli, le associazioni di volontariato e le opere di carita’, tutti senza cibo.

Per chi non mi conosce, mi chiamo Pamela Tironi. Vengo da Orzinuovi, in provincia di Brescia e vivo a Londra dal 2007. Con il mio compagno, Awet, abbiamo aperto 10 negozi (1 bancarella a Camden, 4 coffee shops The Coffee Room, 4 pizzerie The Pizza Room e 1 bakery The Bakery Room) e abbiamo un meraviglioso bambino di 6 anni. Al momento, non moriro’ certo di fame, farina, non mi manca. Ma il problema non sono io. E’ quel senso di responsabilita’ che sento sulle spalle, anche se nessuno me lo ha imposto, per i nostri 50 dipendenti, per i nostri vicini, per i nostri clienti. E ieri sera tutto questo peso cracked in.

I nostri ragazzi

‘Giorgia, al Be-way Awet non ha trovato niente. Forse e’ il caso di comprare un po’ di pasta per lo staff’. Era un po che ci pensavamo,  i fornitori ci avevano assicurato di avere stock, quindi non c’era fretta. Chi lavora con noi non e’ un numero, ma una persona. Il nostro e’ un rapporto basato sulla fiducia e sulla responsabilita’ individuale ma soprattutto sul prendersi cura l’un dell’altro: l’azienda dei ragazzi, i ragazzi dell’azienda. Ecco perche il mio pensiero e’ corso al team. Messaggi ne stiamo mandando, con aggiornamenti e informazioni. Ma forse un pacco di pasta e una lattina di pomodoro sarebbero stati un messaggio di incoraggiamento concreto, li avrebbe fatti sentire piu sereni.

La comunita’

I nostri sono piccoli negozi, piccoli ristoranti. Offriamo un servizio locale, alla comunita’ che vive intorno a noi. Come in tutte le citta’ molte persone sono sole, isolate e senza famiglia. Molti gli Italiani che vengono a fare ‘due chiacchiere’ da noi perche non hanno altri con cui sfogarsi. Molti gli anziani che pur di ricevere un nostro sorriso, vengono a bersi un caffe. Questo virus ci sta togliendo la dignita’. Toglie alle persone il loro lato umano. Ci obbliga a isolarci, ancora piu di quanto gia fossimo. E’ il dramma psicologico quello che deve ancora emergere. Il terrore, lo sconforto, la tristezza, la solitudine.

I Clienti

Capiamo bene il bisogno di sacrificarci, per un bene superiore, per limitare i contagi. Ma in quanto servizio pubblico, e’ proprio adesso che la comunita’ ha bisogno di noi. Un caffe, un panino, una pizza, non sono un capriccio. Sapere che non c’e’ pericolo, che i negozi sono aperti e che se proprio non c’e’ nulla, mi comprero’ una pizza… e’ un bel sollievo. Una grande parte della popolazione di Londra non sa cucinare. Molte case non hanno nemmeno una cucina, ne tantomeno un tavolo da pranzo (si mangia sul divano!). Moltissimi stanno gia lavorando da casa e di conseguenza e’ aumentato il bisogno di cibo. I negozi sono vuoti. Almeno la pizza, c’e’. E non e’ poco.

Il panico

Ieri sera non abbiamo trovato quasi nulla. Non soltanto nei supermercati, ma anche nel cash and carry, all’ingrosso. e tantomeno dai nostri distributori ufficiali online. Si perche noi avendo i ristoranti abbiamo accesso alla grande distribuzione e ci possiamo avvalere di fornitori professionali.

Alle 17.00 Awet mi ha chiamato da un grande magazzino dicendomi che non c’era assolutamente nulla. Ha trovato 6 confezioni di spaghetti (sottomarca) e un pacco di fagioli, solo perche erano nascosti sotto uno scaffale. Allora ho chiamato Giorgia e abbiamo deciso di comprare da un nostro fidato fornitore di generi Italiani un ‘pacco famiglia’ per i nostri ragazzi: 2 confezioni di pasta, 2 di pelati, 2 di lenticchie e 2 di borlotti. Alle 19 Benny ci comunica che sul sito hanno tutto sold out. Non c’e’ pasta. Non ci sono i pelati. Non ci sono le lenticchie ne tantomeno i borlotti. Non ci sara’ il pacco per i ragazzi.

alle 23 Iara mi dice che non riesce piu nemmeno a fare il log in per comprare la farina per la pizza. Non voglio crederci, sembra l’apocalisse. Mi faccio forza, prendo il telefono, inizio a muovere le acque e, alle 23.55 riesco a garantire l’ordine per domani. Cosi non va bene. Cosi non va bene.

Stamattina mi sono svegliata.

L’ultimo giorno di scuola per Ulisse prima del lockdown scolastico fino a data da destinarsi. A scuola i bimbi non ci sono, decimati o spaventati o auto-isolati. Due giorni fa ci avevano dato i compiti ‘in caso servissero’. Beh, serviranno. Awet e’ tornato all’ingrosso, stavolta di mattina presto, con la missione di prendere qualsiasi cosa a lunga scadenza. Qualsiasi cosa possa aiutare i vicini, i colleghi, gli amici.

Sono  contraria allo stoccare cibo in modo irrazionale. E’ moralmente sbagliato, genera ulteriore panico e mette a repentaglio le categorie piu deboli. La paura e’ una brutta bestia. Bisogna fermarsi e pensare, calmarsi e avere fede. In Dio, nei vicini, nel governo, nel destino. Vivere giorno per giorno. Rendersi disponibili per gli altri, creare piu connessioni con i propri vicini.

A orzinuovi ci si conosce tutti (ma si puo fare di piu, troppi sono ancora emarginati). A Londra si fa fatica a salutare chi abita sullo stesso pianerottolo. L’indifferenza e l’egoismo sono la vera malattia, la vera pandemia.

Ed ecco che, senza saperlo, l’essere umano, cosi intelligente, cosi perfetto, trova da se la cura ad ogni male. Non e’ un vaccino, non e’ una medicina. E’ qualcosa di piu profondo e piu efficace. Solidarieta, empatia, buone azioni. Buoni propositi che sgorgano qua e la. All’inizio sono timidi tentativi, qualcuno scrive un post sui social, altri lasciano biglietti ai vicini. Alcuni continuano a lavorare per garantire i servizi di prima necessita’ (Forze dell’ordine, sanitari, ma anche i nostri governanti). Altri fanno la pizza.

Andra’ tutto bene.

Cibo ne abbiamo. I governi di tutto il mondo faranno tutto il possibile per evitare la crisi economica e la crisi sociale. I produttori agricoli stanno lavorando, la carne c’e’, le verdure ci sono. Magari meno di prima, magari meno esotiche. I ristoranti faranno le delivery, i negozi saranno aperti. Non cedo alla paura, non e’ l’apocalisse, andra’ tutto bene.

Invece impariamo da questa epidemia: mangiare meno, non sprecare, dare valore al cibo. Insegnamo ai bambini a non dare niente per scontato, ad essere grati per tutto quello che hanno. No all’ingordigia. Si alla parsimonia. Che i prodotti siano locali, a misura d’uomo, piuttosto che industriali. Che ogni prodotto abbia il suo giusto prezzo: perche se la carne costasse il doppio, ne compreremmo la meta’ e l’allevatore alleverebbe meno bestiame, che consumerebbe meno mangime, e creerebbe meno inquinamento, perche non dovremmo portarla a km di distanza per andare in mille supermercati, dove migliaia di persone comprano senza ritegno, perche tanto costa poco, per poi ops e’ scaduta, vabbe la butto, tanto costava poco.

Ecco, in questo terribile momento, auguro a tutti, vicini e lontani, di tirare fuori il meglio di se. Siate generosi, siate altruisti ma soprattutto, siate gentili.  Cominciamo da un sorriso: e’ gratuito, e aiuta a ridurre le rughe. E poi cerchiamo di osare sempre un po di piu. Magari una telefonata a una persona sola, oppure fare la spesa per qualcuno che ha bisogno. E perche no, fare una donazione qua e la, perche c’e’ sempre chi sta peggio di noi. Soprattutto ora.

Il mio pensiero volge a Orzinuovi, dove i miei genitori sono confinati da settimane in casa, i miei amici lottano per non uscire, e i malati continuano inesorabilmente a morire. Queste sono persone vere, non statistiche del telegiornale. Le persone che muoiono hanno un nome, un cognome e un viso noto. Sono persone con cui abbiamo condiviso tanto, ma da cui non possiamo nemmeno congedarci, a cui non possiamo nemmeno fare il funerale. Tanti come me sono lontani dai propri cari. Ogni giorno preghiamo che nulla succeda, non adesso che non abbiamo nemmeno il diritto di piangere i defunti.

Il mio impegno resta qui a Londra, dove vivo e lavoro, dove il mio contributo alla comunita’ e’ necessario. Faccio il mio meglio. Andra’ tutto bene.